Eolico, “Tempi autorizzazione in Italia sotto media Ue”
 
22 aprile 2010 – Per ottenere l’autorizzazione a realizzare un parco eolico sulla terra ferma in Italia ci vuole un anno e mezzo (18 mesi) a fronte dei tre anni e mezzo (42 mesi) della media europea. Questa la conclusione sorprendente di un’indagine condotta dall’associazione europea dell’energia eolica (Ewea) che ha reso noti oggi a Varsavia, in occasione dell’European Wind Energy Conference and Exhibition (Ewec 2010) i dati raccolti nei vari paesi nell'ambito del progetto “Wind Barriers”.
 
Notevoli le differenze di tempi e iter burocratici da seguire tra paese e paese. La palma per l’iter autorizzativo più veloce va alla Finlandia, in tutto 8,5 mesi. Fanalino di coda in Europa è invece il Portogallo dove ci vogliono  58,3 mesi, quasi cinque anni (confronta la tabella in basso). La ragione di tale divario va ricercata soprattutto nella carenza di linee guida uniformi per tutta l’Unione europea per chi sviluppa gli impianti. In questa classifica l’Italia si colloca, come si vede, al quarto posto dietro Austria (10 mesi) e Romania (15,26).
 
Lo studio evidenzia infatti che la durata delle procedure non è necessariamente legata al numero di autorità ed enti da contattare. La Spagna, ad esempio, è uno dei paesi dove è necessario contattare solo nove autorità, ma è uno dei più lenti a concedere i permessi, oltre 57 mesi. In Italia sono 15,57 i contatti diretti e indiretti da prendere. La Danimarca è il paese col minor numero di autorità da contattare, solo cinque, mentre la Grecia quello col maggior numero, ben 41.
 

 
Notevoli, infine, le differenze tra gli impianti eolici onshore e quelli offshore. Realizzare un parco eolico sulla terraferma richiede in media un iter burocratico di 42,32 mesi. Le installazioni offshore necessitano invece tempi amministrativi nettamente inferiori, solo 18,52 mesi. In termini di autorità da contattare sono 18,6 per l’onshore e 22,80 per l’offshore

 

Iberdrola: realizzeremo 50 parchi eolici entro il 2017

Immettere nella rete nazionale rumena 1,5 GW di energia eolica. Lo scopo del progetto spagnolo punta a sfruttare la risorsa vento in un territorio, la Romania, dalle grandi potenzialità ‘rinnovabili’

(Rinnovabili.it) – Iberdrola Renovables, colosso energetico spagnolo leader nel campo delle energie rinnovabili, ha annunciato di aver ottenuto la concessione per collegare alla rete elettrica rumena 1,5 GW di energia eolica. Acquisita la licenza di connessione da parte del gestore della rete elettrica locale ‘Transelectrica', la compagnia spagnola ha dato inizio al piano di sviluppo che prevede l’istallazione di 50 nuovi parchi eolici a piccola scala.
Il progetto Dobrugia, che partirà nel 2011 per terminare nel 2017, permetterà alla Romania di dimostrare la propria forza energetica sul mercato est-europeo. Recenti statistiche hanno infatti dimostrato l’enorme potenziale elettrico del paese in un momento in cui le risorse rinnovabili non sono debitamente sfruttate e la domanda energetica continua a crescere. Il sostegno del governo, dichiaratosi più volte a favore dei progetti energetici in questione, servirà alla Romania per procedere verso l’autonomia energetica visto che, attualmente, si sta usufruendo di appena 14 MW di cui 3 istallati lo scorso anno. A rivelarlo è la European Wind Energy Association sottolineando come la nuova alleanza potrà sicuramente migliorare la situazione sia economica che energetica del Paese.

 

Eolico: in Europa si guarda alla Romania con un potenziale di 14 mila MW
 

 
Le attenzioni delle aziende europee dell'eolico si spostano in Romania, infatti l'Amministrazione Nazionale di Meteorologia (Anm), stima in questa nazione un potenziale eolico di circa 14 mila MW. 

L'operatore della rete elettrica rumena abbia ricevuto finora richieste di connessioni eoliche per complessivi 4 mila MW, di cui 600 MW già approvati. Moltissime aziende europee stanno cercando di accaparrarsi parte del mercato eolico rumeno, con testimonia ad esempio la creazione di Vestas Ceu Romania, filiale locale del colosso danese degli aerogeneratori, e da una serie di progetti annunciati da grandi gruppi internazionali. Uno dei progetti più grandi è quello della spagnola Iberdrola Renovables, che conta di costruire impianti per 1.600 MW, mentre il gruppo cipriota Cwp e l'imprenditore Emanuel Muntmark prevedono un investimento di 450 milioni di euro per la realizzazione di 335 MW.Anche l'italiana Inergia ha costituito a Costanza la filiale Land Power, con l'obiettivo di avviare nei prossimi due anni parchi eolici per circa 250 MW. Non ultimo sia Enel che Sorgenia si sono inserite nel mercato eolico rumento: Enel con un progetto per 200 Mw che entreranno in funzione dal 2010, tramite la Blue Line, società rumena che possiede i diritti per lo sviluppo di progetti eolici nella regione di Dobrogea; Sorgenia ha appena costituito Sorgenia Romania, filiale con sede a Bucarest che ha come oggetto la realizzazione e gestione di parchi eolici.

Fonte: ambienteenergia

 

 

Romania, così cresce il settore energia

Grazie alle direttive Ue, nuove opportunità d'investimento per le Pmi italiane
 

Anche la Romania persegue la strada dell'energia pulita, e, contrariamente a paesi di molte intenzioni e pochi fatti, intende portare avanti un serio programma di incentivazione all'investimento, interno ed estero, nel settore. In applicazione della direttiva Ue sulle energie rinnovabili 2001/77/CE, il Parlamento rumeno ha emanato la legge 220/2008 creando l'intelaiatura necessaria allo sviluppo del business energia rinnovabile. La legge va in realtà intesa come un provvedimento quadro, in attesa di regolamentazione di dettaglio – come di frequente in questo periodo storico relativamente all'energy – ma Bucarest sembra realmente intenzionata a perseguire lo sviluppo di quest'area.
Nel provvedimento oltre all'adozione del sistema di quote e certificati, vi sono indicazioni di natura fiscale che possono concretamente convogliare l'attenzione degli investitori. Viene quindi prevista un sistema di esenzioni e riduzioni fiscali per i primi tre anni, un'esenzione sulle accise, la garanzia nei limiti del 50 per cento del valore dei finanziamenti di medio e lungo periodo a supporto dei progetti, la riduzione del 50 per cento delle spese per permessi amministrativi e la relativa velocizzazione delle procedure di concessione di autorizzazioni – sia a livello centrale che locale –, un sussidio relativo ai costi di elettricità consumati dalle installazioni di energia geotermica. Viene inoltre stabilito un diritto di priorità nel trasporto e nell'accesso al sistema di distribuzione, così da creare un altro concreto vantaggio nel verde rispetto all'energia non pulita.
Altra interessante intenzione è destinare fondi per l'occupazione all'incentivazione dell'assunzione nel settore. Per creare le condizioni di investimento, il Parlamento rumeno non ha dimenticato di prevedere il potenziamento apparati di supporto, quali lavori infrastrutturali di trasporto e viabilità. Si deve ricordare che tutte le disposizioni sopra elencate sono tuttavia subordinate ad una successiva regolamentazione di dettaglio che stabilirà in concreto i metodi di applicabilità delle misure previste, normazione che non è stata ancora emanata dagli organi competenti, seppure in ritardo rispetto ai termini concessi dalla legge.
In via di considerazioni si deve riconoscere che la Romania ha effettuato proposte concrete, capaci di attirare l'attenzione degli investitori stranieri, nonché di mobilitare risorse interne; è anche spontaneo pensare come Budapest si stia dimostrando un esempio di efficienza, considerando come molti altri paesi, tra cui alcuni dell'area G8, siano fermi alle dichiarazioni di intento.
Le misure pensate sembrano affiancare alle classiche proposte fiscali per gli investimenti, anche concrete idee sul piano strutturale del sistema Romania. Non si deve dimenticare che uno dei freni che da sempre accompagnano la diffidenza dell'investitore straniero è la presenza nell'Europa orientale, di una forte burocratizzazione di derivazione storica comunista, che spesso comprime l'iniziativa imprenditoriale estera, dato comune anche al sistema Italia.
Con meno di 5000 euro di reddito procapite annuo, un Pil cresciuto del 6 per cento nel 2006 e dell'8,2 nel 2008, La Romania è stata ed attualmente è un territorio-chiave per la delocalizzazione delle imprese italiane, spinte anche dalla facilitazione linguistica assente in altri paesi tipo come la Cina. L'entrata relativamente recente del paese nell'Ue ha poi incrementato l'interesse dell'impresa su questo Stato, che ora si avvale delle agevolazioni e degli strumenti comunitari seppur con alcune differenze, quali la valuta che resta quella nazionale – tra l'altro recentemente riformata La questione investimenti stranieri in Romania rappresenta un percorso omogeneo, che partiva strutturalmente già dal 2008, quando rilevanti imprese del settore energetico si dichiaravano interessate al mercato locale. Già allora veniva fatta notare la mancanza di stabilità politica dell'amministrazione sul settore, di facilitazioni nelle condizioni di associazione, di previsione di prezzi interessanti ed altri argomenti che rendevano incerte le decisioni sull'investimento. La legge 220/08 si pone in prosieguo di questo dialogo, individuando mezzi che paiono interessanti sia per l'investitore interno che straniero. Da un punto di vista legale le relative operazioni necessitano di più di un'accortezza, come chi lavora transnazionalmente già sa. La struttura negoziale potrà essere pensata sia come investimento diretto che come operazione in cooperazione con partners locali, opzione che si tende a consigliare. La procedura avrà bisogno di uno studio locale per l'ausilio all'aggiudicazione di eventuali tenders, coordinata con il gestore dell'operazione dall'Italia, sia esso uno studio legale o fiscale esperto in internazionalizzazione.
a cura di Scognamiglio International Law Firm www.slslex.com

 


 

In Romania quattro centrali firmate Espe Energia

 

Espe Energia, società padovana del gruppo Espe, è stata protagonista in Romania con una giornata evento, il 2 luglio scorso, durante la quale sono state inaugurate quattro centrali idroelettriche. Fondata nel 2004 con capitale interamente privato, Espe Energia è stata la prima azienda straniera in Romania a posizionarsi nel mercato della produzione di energia idroelettrica e dello sfruttamento di fonti rinnovabili. Grazie all’acquisto iniziale di cinque centrali idroelettriche nella regione di Maramures, si è ritagliata fin da subito il ruolo di protagonista come dimostrato nel 2007 dal secondo posto nazionale ottenuto, per le piccole e medie imprese, dal Consiglio nazionale imprese private e nel dominio Produzione energia elettrica.
Nel corso degli anni, grazie all’intervento e all'investimento di Espe Energia, è stato sviluppato uno specifico piano di investimenti che ha previsto, tra le altre opere, la revisione o la produzione di nuove turbine e di nuovi apparati elettrici, il tutto realizzato internamente al gruppo, ristrutturazioni e ammodernamenti vari. Il risultato che emerge è che le quattro centrali attualmente a regime presentano una potenza complessiva di circa 7MW, per una produzione media annua di 17.500.000 kWh (più 119% rispetto ai valori iniziali del 2004).
Il gruppo Espe, dopo il primo investimento finalizzato all’acquisto delle cinque centrali idroelettriche, ha iniziato uno sviluppo di studi e progettazioni per lo sfruttamento di altre opportunità e di iniziative collaterali volte ad ampliare le possibilità di investimento in diverse regioni della Romania.


 

Eolico/ Cwp intende continuare a investire in Romania e Balcani
di Apcom
La società ha venduto parco da 600 Mw a ceca Cez per 300 mln euro
Roma, 27 apr. (Apcom-Nuova Europa) - Continental Wind Partners (Cwp), sviluppatore statunitense di progetti eolici, che lo scorso anno ha venduto il parco romeno di Dobrogea da 600 megawatt alla ceca Cez, ha annunciato che i 300 milioni di euro frutto della transazione verranno nuovamente investiti in progetti del settore eolico in Romania e nel resto dei Balcani. La notizia è riportata dal quotidiano economico romeno Ziarul Financiar. "La somma che abbiamo ottenuto dalla vendita del progetto apre le porte verso una serie di nuovi Paesi dove vogliamo sviluppare centrali eoliche: Australia, Croatia, Bulgaria, Serbia e nuovamente Romania - ha dichiarato Adam de Sola Pool direttore esecutivo di Cwp - In Romania abbiamo fatto il nostro primo grande affare". La compagnia, infatti, ha avuto un guadagno sostanzioso dalla costruzione e vendita del parco di Dobrogea a Cez. Cwp ha investito 12 milioni di euro per sviluppare la centrale da 600 Mw e ne ha incassati 300 milioni. La compagnia statunitense aveva deciso di vendere per mancanza di fondi e perché ancora il governo romeno non aveva approvato una legislazione di sostegno per le energie rinnovabili, arrivata subito dopo alla fine del 2008.

FONDI EUROPEI PER L’INSTALLAZIONE DI PANNELLI SOLARI
(ICE) - ROMA, 07 APR - Il Parlamento Europeo ha stabilito che gli Stati membri possono utilizzare fino al 4% del totale dei fondi stanziati a livello nazionale attraverso il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FEASR) per le spese relative al miglioramento dell'efficienza energetica nelle abitazioni e all'impiego di energia da fonti rinnovabili.
In tal modo il FEASR sarà in grado di co-finanziare, ad esempio, le autorità nazionali, regionali o locali per l'installazione di finestre duplex, pannelli solari o per la sostituzione delle vecchie caldaie con altre più efficienti in termini di consumo di energia. La decisione del Parlamento Europeo non prevede l’aumento dei fondi destinati agli Stati membri attraverso il FEASR, ma solo la possibilità di un utilizzo piu’ ampio.
Per la Romania sono stati stanziati 3,7 miliardi di euro nel periodo 2007-2013. (ICE BUCAREST)

 

IL COMUNE DI AVRIG REALIZZERÀ IL PRIMO PARCO INDUSTRIALE
ALIMENTATO CON ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI


(ICE) - ROMA, 09 APR - Il Comune di Avrig (Provincia di Sibiu) ha reso nota l’intenzione di realizzare il primo parco industriale della Romania che utilizzerà solo energia rinnovabile, e per la cui costruzione sarà bandito un referendum consultivo.
La Zona Industriale Avrig Sud si estende su una superficie di 100 ettari e il parco industriale sarà realizzato in prossimità del fiume Avrig.
Dei 100 ettari della Zona Industriale, 60 saranno occupati dal Progetto Roses. Qui saranno costruiti 24 capannoni industriali, concepiti in modo tale che ciascun tetto potrà sostenere dei panelli solari di grandi dimensioni che forniranno tutta l’energia elettrica e termica necessaria al funzionamento degli impianti, ha detto il Sindaco Arnold Klingeis.
Il Sindaco ha reso noto che poiché questo progetto avrà un considerevole impatto sugli abitanti di Avrig, è stato indetto per la giornata del 26 aprile 2009 un Referendum consultivo grazie al quale tutti gli abitanti di Avrig potranno esprimere il loro parere sul progetto e sulla sua realizzazione nella Zona Industriale Avrig Sud.
Un'altra fonte di energia rinnovabile che alimenterà tutti i complessi industriali e i due quartieri residenziali di Avrig sarà una centrale termoelettrica funzionante a biogas.
Intorno ad Avrig è comunque prevista la costruzione di altre centrali a energia rinnovabile, in particolare 2 centrali idro-elettriche sul fiume Avrig e una centrale termoelettrica per produzione di energia da biomasse.
Gli abitanti di Avrig saranno i primi a beneficiare di questo progetto, poiché oltre al fatto che si creeranno nuovi posti di lavoro, potranno utilizzare energia e acqua calda a basso prezzo, con benefici per lo sviluppo economico e sociale della città.
Per quanto riguarda i finanziamenti, lo sviluppo della zona Industriale Avrig Sud sarà sostenuto da fondi privati, raccolti dal Comune di Avrig, e da fondi europei che permetteranno la realizzazione delle infrastrutture.